I Vincitori del Premio Nazionale Amico Atletico 10^ Edizione

UMBRIA RUGBY RAGAZZE

Squadra femminile Rugby Terni

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Nel rugby, si sa, bisogna spingere. E spingere tutti insieme. Te lo dicono gli allenatori fin da quando sei bambino, o bambina. Poi si cresce e questa cosa ti rimane dentro. Non solo sul campo. Perché quando impari a cosa serve la tua forza (delle gambe e delle braccia, certo, ma anche la forza della testa), quando impari che se ti sacrifichi per gli altri, gli altri aiutano te, ad un certo momento capisci che la mentalità da rugbista te la porti sempre dentro, anche quando non stai facendo un allenamento o giocando una partita. Umbria Rugby Ragazze è una squadra di rugby, perché il rugby non è solo uno sport da superuomini. Anzi le donne, come spesso capita, anche se sono arrivate dopo, hanno superato i maschi e adesso se la giocano alla pari nel Sei Nazioni con le rugbiste di Paesi più evoluti nel rugby come la Francia, l’Inghilterra, o la Scozia. Della Nazionale italiana fanno parte anche alcune ragazze ternane dell’Umbria Rugby che gioca in serie A. Al di là di quetso impegno, nessuna ha avuto esitazioni ad accettare l’invito dell’associazione “Stefano Zavka”, fondata in ricordo del giovane alpinista ternano, scomparso sul K2. L’Associazione da qualche anno ha tra i suoi obiettivi quello di far provare le emozioni della montagna a coloro che non possono più salire in cima, con le proprie gambe. Con una carrozzina speciale, che si chiama Joelette, a due ruote, si può andare quasi dappertutto. Però ci vuole tanta buona volontà da parte degli accompagnatori e soprattutto tantissima forza. Specie se si scelgono percorsi non semplicissimi. Così è stato per l’escursione dell’estate scorsa. Al Terni Rugby è stato chiesto di spingere la carrozzina in cima al Monte Vettore, 2478 metri, da Forca di Presta, con un dislivello di 928 metri. Le ragazze non si sono spaventate e in cinque: Serena Settembri, Angelica Cerasi, Ginevra Cimino, Federica Cipolla e Sara Marcorelli, con il loro allenatore Sergio Depretis e all’allenatore della maschile, Omar Belli, si sono gettate nella mischia. Sulla Joelette, ad incitarle e ad inseguire il suo sogno c’era Andrea. Ebbene in due ore e un quarto di spinte, sudore, sorrisi e fatica, sono arrivate in méta e Andrea ha così potuto ammirare il panorama

CONCETTA CARBONE
PROGETTO “NERINA”, BARCA SOLIDALE DI SIRACUSA 

Direttrice del Progetto “Nerina”, realizzato a Siracusa per dare corpo al sogno e all’avventura di una imbarcazione rimessa a nuovo da un gruppo di ex detenuti ed ex_dsc4799 tossicodipendenti, che per 20 mesi hanno partecipato al progetto di inclusione sociale “Liberi di… liberi da…”, realizzato dalla Cooperativa Tandem di Siracusa in partenariato con la cooperativa Ergoform e la Società Sailing Cube, finanziato dalla Regione siciliana, Dipartimento Famiglia e Politiche sociali.
Per i 18 allievi di skipper professionisti che li hanno affiancati insieme ad altri in questa esperienza, è stato possibile partecipare al Campionato Mondiale di Vela d’Altura – ORC International World Championship – nel giugno scorso. Selezionati dal Sert dell’Ausl 8 di Siracusa, questi giovani hanno seguito un percorso formativo durato quasi due anni, durante il quale hanno preso confidenza con conoscenze ed abilità pratiche connesse ai potenziali mestieri del settore nautico (skipper, marinaio, assistenza agli ormeggi, responsabile pontile, etc.). A bordo di Nerina (un Rodman 42 lunghezza f.t. 12,80 larghezza) un equipaggio formato da professionisti e dai ragazzi del progetto.
L’intento di “Liberi di…liberi da…” era proprio quello di riuscire a creare lavoro, e al tempo stesso restituire dignità e capacità a persone in condizioni di svantaggio, attraverso lo Sport e la vela. Concetta Carbone, non nuova ad iniziative volte alla valorizzazione dell’altro, è stato il vero motore dell’iniziativa che ha sostenuto e promosso con tutte le sue forze..

GIULIA PAGONI
DIRIGENTE ATLETICA CASTELFIDARDO

Ha 29 anni ed è iperattiva, tant’è c_dsc4888he dalle parti di Belvedere Ostrense (An) dov’è nata la vedono molto poco, impegnata com’è a girare il mondo. Da autodidatta, lei conosce, parla e scrive in quattro lingue (inglese, francese, spagnolo e italiano) ed è un autentico ciclone, che non si ferma davanti a niente. Dopo alcune esperienze in Europa e in Brasile, occupandosi di pari opportunità e accessibilità dei disabili, quest’anno, come segretaria dell’Atletica Castelfidardo, è stata autrice di un progetto denominato “Sport Ability – For a better Tomorrow” che ha ottenuto il finanziamento della Comunità Europea.
Giulia ha progettato di far cimentare in alcune discipline sportive (atletica leggera nelle varie specialità, baseball, basket in carrozzina, calcio, nuoto e mobilità dolce) atleti di quattro rappresentative europee: Ungheria, Slovenia, Estonia e Italia. Le squadre erano formate da 11 atleti, di cui 2 non vedenti, 2 disabili in carrozzina, 3 normodotati e 4 assistenti. Ora Giulia si è stabilita per alcuni mesi in Spagna, dove insegna a giovani spagnoli la lingua italiana. Si prefigge anche di fare nuovi proseliti del suo progetto “perché – dice – lo Sport è come la vita e ogni giorno c’è un obiettivo da raggiungere o un limite da superare”.
Nel definirla manca un particolare: Giulia continuerà a raccogliere le sue sfide da non vedente dalla nascita; un handicap che non le ha impedito di ideare e progettare iniziative che possono migliorare un mondo che lei può solo immaginare, ma che ama più di ogni altra cosa. Ha ritirato il Premio Beatrice Vignola Clementi poichè Giulia per problemi di salute non è potuta intervenire.

 

 

Il ringraziamento di Giulia Pagoni alla Fondazione

In occasione dell’evento finale, che ha coronato la Decima edizione de “l’Amico Atletico”, si è voluto premiare 3 sportivi, scelti tra coloro che, nei nove anni passati, si sono distinti per uno stile di vita conforme a quei valori di cui il Premio si fa portavoce. Lealtà, rispetto delle regole e dell’avversario, solidarietà, dedizione ed impegno sono i requisiti che fanno di un atleta un “amico atletico“. Qualità possedute in toto da Giulia Pagoni, di Belvedere Ostrense, designata a ricevere uno dei tre premi. Giulia, per motivi di salute, non ha potuto ritirare personalmente la sua targa, ma si è premurata di scrivere più di qualche riga per esprimere la sua gratitudine nei confronti di un’iniziativa che si impegna a fare una sana promozione dell’attività sportiva.

Riportiamo di seguito le sue bellissime parole:

Buona sera a tutti,
vorrei davvero essere presente a questa bellissima serata che mette in
primo piano valori importanti quali lealtà, amicizia, rispetto delle
regole e dell’avversario, impegno a fare e solidarietà.
Purtroppo motivi di salute mi hanno impedito di presenziare, ma vorrei
fortemente esprimere il mio sentitissimo ringraziamento alla
Fondazione Cardinaletti per il lavoro che svolge attraverso questa
iniziativa. In momenti difficili come quello che stiamo attraversando,
credo infatti sia importante accendere i riflettori su iniziative
positive, che promuovono la persona e che incentivano ad esserci per
gli altri, ad agire e non ad aspettare.
Il progetto europeo “sport-ability for a better tomorrow” è stata
infatti una piccola occasione a cui ho voluto dar vita per ricordare a
quante più persone possibile, il sano valore dello sport. Lo sport
che, a mio avviso, va promosso come mezzo di crescita, come momento di
socializzazione, come modo per conoscere meglio se stessi e gli altri,
e perché no, come momento di aggregazione.
Il progetto, ricordo, aveva fornito, grazie al finanziamento della
Commissione Europea, l’opportunità a 40 giovani provenienti da
Estonia, Slovenia, Ungheria ed Italia, di trascorrere insieme una
settimana all’insegna della promozione dello sport e di conoscere le
reciproche culture e tradizioni.
Inoltre, avendo visto la attiva partecipazione di giovani con
disabilità visiva e motoria, è stata una bella opportunità per
ricordare ad altri giovani che hanno potuto partecipare alle attività
svolte (baseball e calcio per non vedenti, basket in carrozzina,
atletica, nuoto), che lo sport può e anzi deve essere promosso anche
in presenza della disabilità.
Ricordo con molto piacere l’incontro con un bambino di 10 anni che,
passando per caso con la mamma accanto al campo da baseball in cui
stavano giocando dei ragazzi non vedenti ed altri ragazzi vedenti
stavano provando bendati a giocare ha affermato “mamma, anche io
voglio provare a giocare senza vedere perché penso che l’ebrezza della
velocità sia più bella al buio”, e ricordo con altrettanto piacere che
questo bambino non solo ha provato a giocare, ma ha anche voluto avere
informazioni su come lui avrebbe potuto aiutare una persona non
vedente a fare sport.
Questa piccolissima iniziativa, che mi auguro si potrà ripetere (sto
già pensando di mettere in campo un altro progetto per il prossimo
anno), non solo è stato un sassolino che ha aiutato le nuove
generazioni ad essere più sensibili alla promozione dello sport, ma è
stata un’occasione di crescita personale per alcuni dei ragazzi che
hanno partecipato al progetto: un esempio tra tutti, un ragazzo non
vedente che, per la iperprotettività della famiglia non era quasi mai
uscito prima di partecipare a questo progetto, anche grazie a questa
esperienza di vita che lo ha fatto sentire utile agli altri ora
pratica nuoto e si sta informando sulla maniera di creare un gruppo
sportivo nella sua zona.

Vorrei inoltre dedicare questo riconoscimento a tutti i ragazzi che
hanno realizzato assieme a me questa iniziativa, che è stata possibile
solo grazie al contributo positivo delle idee di tutti coloro che
hanno partecipato.
Lo spirito del progetto, infatti, è anche quello di far sì che i
giovani possano imparare a progettare perché si possano ripetere e
moltiplicare esperienze di questo tipo.
Il progetto, voglio ricordarlo, è stato possibile solo grazie alla
collaborazione di tanti (i comuni di Ancona, Loreto, Castelfidardo,
Numana, la proloco di Castelfidardo, il centro Giovanni Paolo II di
Loreto, associazioni di promozione sportiva quali l’Atletica
Castelfidardo, l’ASD Baseball, il Basket Santo Stefano, tante persone
che hanno collaborato con piccoli ma grandi aiuti concreti guidando un
pulmino o trascorrendo del tempo assieme a noi per rendere possibile
la realizzazione delle attività).
Se l’importanza di questa iniziativa non si può misurare con i numeri
(piccoli, rispetto ad altri grandi progetti), per me e per tutti
quanti hanno collaborato alla sua realizzazione è stato un motivo di
orgoglio poter toccare con mano i piccoli cambiamenti avvenuti.
Sintetizzare in poche righe questa emozione e questo risultato non è
certo facile, ma spero di essere riuscita a farvi vivere in
piccolissima parte le grandissime soddisfazioni che sono derivate da
questa piccola grande avventura.
Concludo con la speranza che altri giovani si possano animare a creare
iniziative come questa, e che l’attenzione alla promozione dello sport
tra chi, generalmente, è considerato “soggetto con minori opportunità”
resti sempre viva e cresca di giorno in giorno, non solo con
l’attenzione di istituzioni ed enti di promozione dello sport, ma anche
con piccoli gesti della vita quotidiana che possono sicuramente
contribuire molto.
A volte basta poco per fare molto per gli altri.
Concludo ringraziando nuovamente la fondazione Cardinaletti per questa
ulteriore opportunità offerta per parlare di questo progetto e mi
auguro che tra i presenti e tra quanti seguono a distanza come me la
serata altre persone si animino ad agire per la promozione sana dello
sport a beneficio di persone con disabilità.
Sono davvero molto onorata per questo riconoscimento e mi auguro
vivamente che la rete di quanti lavorano in silenzio per promuovere lo
sport come mezzo di crescita possa attrarre sempre più persone.
Grazie a tutti per l’attenzione, vi auguro una buona serata ed un buon
proseguimento.

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I 10 anni del Premio Nazionale L’Amico Atletico al Salone d’Onore del CONI

Un evento indimenticabile, che esalta una iniziativa nata a Jesi, nelle Marche, ma che ormai ha lasciato un segno nella cultura sportiva del nostro Paese. Può definirsi in questo modo la festa per i 10 anni di vita del Premio Nazionale “l’Amico Atletico”, ospitato nel Salone d’Onore del CONI, alla presenza di oltre 350 invitati e di un “parterre de roi” come non se ne vedono tanto facilmente.

In occasione della consegna dei premi a chi lontano dai riflettori ha saputo con il proprio stile di vita costituire un esempio per le nuove generazioni, dopo i saluti del presidente del CONI, Giovanni Malagò, sono intervenuti una serie di personaggi che hanno rimarcato la bontà dell’iniziativa. Dal presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio al presidente della FIPAV, Carlo Magri; dal presidente della Federciclismo Renato Di Rocco al presidente dell’USSI, Luigi Ferrajolo; dal presidente della UBI Banca Popolare di Ancona, Corrado Mariotti all’assessore allo Sport del Comune di Jesi, Ugo Coltorti fino a Gianni Letta che ha sottolineato come “in un momento tanto difficile per una larga parte del Paese, questo evento di cultura sportiva costituisca un segnale di vitalità e di volontà di risorgere senza abbattersi, proprio come negli insegnamenti dello Sport”.

Alla presenza di Gilberto e Carlo Benetton, di Laboratorio 0246, del membro di Giunta nazionale CONI, Fabio Sturani e del delegato provinciale di Ancona, Fabio Luna, ricco anche il capitolo dei premiatori: dal Direttore Generale della UBI Banca Popolare di Ancona, Nunzio Tartaglia al presidente della FIV, Francesco Ettore; ai campioni dello Sport, Roberto Mancini, Andrea Lucchetta, Alessandra Sensini, Josefa Idem e Alberto Rossi.

Per il decennale dell’Amico Atletico, premiate le tre storie scelte nei nove anni dell’iniziativa: i riconoscimenti sono andati all’Umbria Rugby Ragazze di Terni; a Concerta Carbone di Siracusa e Giulia Pagoni di Belvedere Ostrense, Ancona (motivazioni sulla pagina l’Amico Atletico di Facebook).

In un clima di diffusa commozione, sono inoltre stati consegnati due premi speciali per “l’attaccamento incondizionato alla maglia” inteso come legame forte al proprio Sport. Due opere del scultore marchigiano, Nazareno Rocchetti, sono state assegnate alla carriera di Valentina Vezzali e alla memoria di Pietro Mennea, premio ritirato da Manuela Olivieri Mennea.

Fra i tanti altri interventi che si sono succeduti in settanta minuti di diretta streaming, doveroso ricordare quello del presidente della UBI BPA, Mariotti: “Abbiamo sempre creduto nell’iniziativa e siamo grati al presidente Malagò per averci concesso questa splendida location. Credo che per il futuro – ha concluso con una battuta – potremmo solo pensare alla Cappella Sistina…”. Giù applausi, prima della conclusione affidata al presidente della Fondazione intitolata a Gabriele Cardinaletti e ideatore dell’iniziativa, Andrea Cardinaletti: “Vi ringrazio tanto per darci ogni volta la spinta a tentare sempre di fare più e meglio. Voglio ringraziare tutti gli amici della nostra Fondazione che ogni giorno si adoperano per tenerla in vita. E come diciamo sempre “andiamo avanti noi che ci crediamo!”. A condurre l’evento, il giornalista Andrea Carloni.

foto Monica Maurino